domenica 25 ottobre 2026

[Maker Faire Rome 2026] - Molti ragazzi che si impegnano per creare un nuovo futuro

Oggi ho visitato, insieme ad un amico di vecchia data... e quando dico vecchia intendo un'amicizia che dura da piu' di 40 anni, Maker Faire Rome 2026. 

Tra robot, intelligenza artificiale, elettronica, stampa 3D e nuove forme di automazione, ciò che mi ha colpito maggiormente non è stata una singola tecnologia. Sono stati i tanti ragazzi impegnati a costruire, sperimentare e trasformare un’idea in qualcosa di concreto.

Siamo abituati a parlare dei giovani descrivendoli come distratti, dipendenti dagli smartphone o poco interessati al futuro. Alla Maker Faire appare un’immagine molto diversa: ragazzi che non si limitano a utilizzare la tecnologia, ma cercano di comprenderla, modificarla e darle uno scopo.

Non sono semplicemente consumatori del futuro progettato da qualcun altro. 

Provano a diventarne gli autori.

Un futuro ancora da costruire

L’edizione 2026 ha riunito al Gazometro Ostiense oltre 400 spazi espositivi. 

Hanno partecipato 26 scuole secondarie e 27 università e centri di ricerca, presentando complessivamente 145 progetti. 

Sono numeri importanti, ma acquistano un significato diverso quando dietro ogni progetto si riconoscono tempo, studio, tentativi e collaborazione. 

Un prototipo non è soltanto un oggetto non ancora terminato. È un’idea che ha accettato di essere verificata.

Può non funzionare al primo tentativo. Può mostrare limiti, errori e soluzioni ancora imperfette. Ma proprio per questo rappresenta qualcosa di autentico: il passaggio dall’immaginazione alla responsabilità di costruire.

In molti ambienti la tecnologia viene presentata soltanto quando è pronta, lucida e confezionata. 

Alla Maker Faire è possibile osservare anche ciò che normalmente rimane nascosto: il percorso necessario per arrivare a un risultato.

Ed è spesso in quel percorso che si trova la parte più interessante.

La tecnologia come strumento, non come destinazione

Robotica e intelligenza artificiale erano tra i principali temi dell’evento, insieme a manifattura digitale, economia circolare, agricoltura, salute, mobilità, realtà virtuale e aerospazio. 

Il programma comprendeva dimostrazioni, laboratori e attività nelle quali la tecnologia poteva essere osservata e sperimentata direttamente. Maker Faire Rome – temi principali, programma degli eventi.

Eppure una manifestazione come questa ricorda che la tecnologia, da sola, non possiede una direzione.

Un algoritmo può elaborare dati. Un robot può eseguire movimenti complessi. Un sensore può rilevare ciò che l’occhio umano non vede. Ma occorrono persone capaci di decidere quale problema affrontare, perché risolverlo e quali conseguenze accettare.

I ragazzi presenti non stavano soltanto imparando a usare strumenti nuovi. Stavano imparando che ogni strumento deve essere collegato a una domanda reale.

È questa, probabilmente, una delle competenze più importanti per il futuro: non conoscere semplicemente una tecnologia, ma saperle assegnare uno scopo.

Quando diamo fiducia ai ragazzi

La visita suggerisce anche una considerazione più ampia.

Forse non è vero che i giovani non vogliono impegnarsi. Forse, troppo spesso, chiediamo loro di interessarsi al futuro senza offrire luoghi nei quali possano realmente contribuire a costruirlo.

Quando ricevono strumenti, tempo, fiducia e la possibilità di presentare pubblicamente il proprio lavoro, l’impegno diventa visibile. Le conoscenze apprese a scuola smettono di essere soltanto esercizi e cominciano a trasformarsi in progetti.

Non tutti quei prototipi diventeranno prodotti. Non tutte le idee troveranno un mercato. Alcune saranno abbandonate, altre cambieranno completamente forma.

Ma non è questo l’unico criterio con cui misurarne il valore.

Un progetto può essere importante anche perché insegna a collaborare, documentare, affrontare un errore e ripartire. Può far scoprire una capacità che un ragazzo non sapeva ancora di avere. Può mostrare che la scienza e la tecnologia non sono territori riservati a persone irraggiungibili, ma attività nelle quali è possibile entrare facendo domande e provando a costruire risposte.

La vera immagine del futuro

Della Maker Faire si potrebbero ricordare soprattutto le macchine più spettacolari. Io preferisco conservare un’altra immagine: quella di molti ragazzi impegnati a creare qualcosa che prima non esisteva.

Il futuro non nasce già completo.

Comincia con un’idea ancora fragile, un esperimento, un errore corretto e qualcuno disposto a dedicargli tempo. In un periodo nel quale la tecnologia viene spesso raccontata come una forza inevitabile che procede da sola, Maker Faire Rome mostra una realtà differente: dietro ogni innovazione rimangono persone che scelgono di studiare, collaborare e assumersi il rischio di provare.

Forse il messaggio più importante della giornata è proprio questo: 

  • Vi sono molti ragazzi che non stanno aspettando passivamente il futuro. Si stanno impegnando per crearne uno nuovo.

Di seguito alcuni di questi ragazzi che credono in quello che hanno creato e progettato.
















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