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mercoledì 14 ottobre 2026

[AI] – Le attività che non dovrebbero essere automatizzate

Quando velocità ed efficienza aumentano il rischio invece di ridurlo

Automatizzare un’attività significa molto più che eseguirla più velocemente. Significa decidere chi può agire, quali controlli devono essere superati, come si riconosce un errore e chi risponde delle conseguenze.

L’intelligenza artificiale rende possibile automatizzare operazioni che fino a poco tempo fa richiedevano una persona: analizzare documenti, generare codice, modificare configurazioni, rispondere a clienti, classificare richieste e prendere decisioni operative.

La domanda, però, non dovrebbe essere soltanto:

L’intelligenza artificiale è capace di farlo?

Dovremmo chiederci anche:

Possiamo verificare il risultato, limitare il danno e ripristinare la situazione se qualcosa va storto?

Il NIST AI Risk Management Framework prevede che la valutazione iniziale possa portare anche a una decisione di tipo go/no-go: prima di introdurre un sistema AI bisogna stabilire se quella soluzione sia appropriata e realmente necessaria.

Automatizzare non è una scelta binaria

Un’attività può essere automatizzata a livelli diversi.

L’AI può:

  1. raccogliere e organizzare le informazioni;
  2. proporre un’azione;
  3. preparare l’azione per l’approvazione;
  4. eseguire direttamente l’azione;
  5. eseguirla senza che una persona ne sia informata.

Il rischio cambia radicalmente passando da un livello al successivo.

Un sistema che prepara una query SQL da revisionare non ha lo stesso potere di un agente che la esegue autonomamente sul database di produzione. Un’AI che prepara una risposta email non produce le stesse conseguenze di un sistema che la invia automaticamente al cliente.

Spesso, quindi, il problema non è stabilire se utilizzare l’intelligenza artificiale, ma decidere fino a quale punto debba arrivare la sua autonomia.

Le attività rare e poco conosciute

Un’attività eseguita frequentemente genera esempi, controlli, eccezioni conosciute e risultati confrontabili.

Un’operazione rara presenta invece meno evidenze. Potrebbero mancare:

  • casi precedenti affidabili;
  • procedure consolidate;
  • test rappresentativi;
  • persone che sappiano riconoscere rapidamente un errore;
  • modalità di ripristino già sperimentate.

Automatizzare un’operazione rara può sembrare conveniente proprio perché nessuno desidera eseguirla manualmente. Ma la rarità riduce anche la possibilità di verificare che l’automazione funzioni in condizioni reali.

In questi casi l’AI può essere utile per raccogliere informazioni, confrontare documenti e preparare un piano. L’esecuzione dovrebbe però restare sotto il controllo di una persona competente.

Le azioni difficili da annullare

Alcune operazioni sono tecnicamente reversibili, ma le loro conseguenze non lo sono.

È possibile ripristinare un database da un backup, ma non sempre si possono eliminare le decisioni prese utilizzando dati errati. È possibile cancellare un messaggio, ma non impedire che sia stato letto. È possibile correggere una pubblicazione, ma non ritirare tutte le copie già diffuse.

Rientrano in questa categoria:

  • cancellazioni di dati;
  • modifiche in produzione;
  • invio di comunicazioni esterne;
  • pubblicazioni;
  • assegnazione o revoca di autorizzazioni;
  • decisioni che incidono su persone, pagamenti o servizi;
  • operazioni che possono interrompere sistemi aziendali.

L’automazione può preparare queste attività e controllarne i prerequisiti. L’esecuzione finale richiede invece un’autorizzazione consapevole e riferita all’azione precisa.

Le attività il cui risultato non è verificabile

Un processo automatico è più affidabile quando il suo risultato può essere controllato con criteri indipendenti.

Una compilazione può produrre un esito verificabile. Una query può essere confrontata con conteggi attesi. Un file può essere controllato attraverso un hash. Una procedura può essere provata in un ambiente separato.

Il problema nasce quando la verifica dipende dallo stesso sistema che ha generato il risultato.

Se un’AI produce un’analisi e poi dichiara che l’analisi è corretta, non abbiamo una verifica indipendente. Abbiamo soltanto una seconda affermazione dello stesso sistema.

Il NIST raccomanda processi di test, valutazione, verifica e validazione e osserva che una revisione indipendente può ridurre errori, distorsioni interne e conflitti di interesse. Inoltre, il costo degli errori dovrebbe essere valutato insieme ai benefici attesi dell’automazione. (NIST AI RMF Core)

Quando il risultato non può essere verificato in modo proporzionato, l’AI dovrebbe fornire supporto e informazioni, non produrre autonomamente la decisione definitiva.

Le decisioni che riguardano persone e diritti

Se un errore modifica soltanto una bozza interna, il danno è normalmente limitato. Se lo stesso errore incide su una persona, il rischio cambia.

Questo vale, per esempio, per decisioni relative a:

  • selezione e valutazione del personale;
  • concessione di servizi o benefici;
  • credito e assicurazioni;
  • salute e sicurezza;
  • istruzione;
  • accessi e autorizzazioni;
  • procedimenti amministrativi o giudiziari.

Il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale richiede, per i sistemi classificati ad alto rischio, una sorveglianza umana proporzionata al rischio, al livello di autonomia e al contesto di utilizzo. La persona incaricata deve poter comprendere limiti e anomalie, interpretare il risultato, evitare di affidarsi automaticamente all’output e intervenire o fermare il sistema. (Regolamento UE 2024/1689, articolo 14)

Queste disposizioni riguardano specificamente i sistemi ad alto rischio definiti dal Regolamento. Il principio organizzativo è però più generale: all’aumentare delle conseguenze deve aumentare anche la qualità del controllo.

Il falso controllo umano

Inserire una conferma non garantisce che esista una vera supervisione.

Un operatore che riceve decine di richieste identiche potrebbe iniziare ad approvarle senza leggerle. Una persona priva delle competenze necessarie potrebbe non riconoscere un errore. Un dipendente potrebbe individuare il problema ma non avere l’autorità per fermare il processo.

Il controllo umano è effettivo soltanto se la persona:

  • dispone delle informazioni necessarie;
  • comprende l’operazione e le sue conseguenze;
  • ha tempo sufficiente per valutarla;
  • può respingere o modificare la proposta;
  • possiede l’autorità per interrompere il sistema;
  • non viene penalizzata quando decide di fermarsi.

Un controllo umano che non può comprendere, contestare o fermare il sistema è soltanto un passaggio formale.

Il profilo NIST dedicato all’AI generativa sottolinea che applicazioni e contesti diversi possono richiedere livelli differenti di supervisione, revisione, tracciamento e controllo organizzativo.

Un criterio operativo

Non esiste una formula universale che stabilisca automaticamente cosa non debba essere automatizzato. Prima di concedere autonomia operativa a un sistema AI possiamo però porre alcune domande.

DomandaSe la risposta è negativa
L’errore può essere rilevato prima che produca conseguenze?Limitare l’AI alla preparazione o alla proposta
L’azione può essere annullata completamente?Richiedere un’approvazione umana specifica
Il risultato può essere verificato con un controllo indipendente?Non affidare all’AI la decisione finale
Esistono procedure provate per errori ed eccezioni?Mantenere l’esecuzione manuale
Una persona competente può fermare realmente il processo?Non considerare presente una supervisione effettiva
Responsabilità e destinatari delle notifiche sono definiti?Non avviare l’automazione operativa

Questa tabella è una proposta editoriale di valutazione, non una formula normativa e non sostituisce l’analisi tecnica, organizzativa o legale del singolo caso.

Automatizzare la preparazione, preservare la decisione

Rifiutare l’automazione completa non significa rinunciare all’intelligenza artificiale.

L’AI può:

  • raccogliere le evidenze;
  • evidenziare anomalie;
  • preparare comandi e documenti;
  • confrontare alternative;
  • simulare gli effetti;
  • verificare prerequisiti;
  • registrare le operazioni;
  • segnalare quando è necessaria una decisione.

La persona mantiene invece la responsabilità della scelta e dell’esecuzione nei passaggi che producono conseguenze rilevanti.

Questa collaborazione può essere meno spettacolare di un sistema completamente autonomo, ma spesso è più utile: riduce il lavoro ripetitivo senza nascondere la responsabilità dietro l’automazione.

La domanda decisiva

L’attività più pericolosa da automatizzare non è necessariamente quella tecnicamente più complessa.

È quella nella quale l’errore:

  • arriva troppo tardi per essere fermato;
  • non può essere riconosciuto con certezza;
  • produce conseguenze difficili da annullare;
  • coinvolge persone che non possono contestarlo;
  • non ha un responsabile chiaramente identificato.

Prima di automatizzare un’attività bisogna quindi progettare anche il modo in cui potrebbe fallire.

La vera maturità non consiste nel concedere all’AI il massimo livello di autonomia possibile. Consiste nel sapere dove fermarla.


Fonti consultate

Fonti e formulazioni caratteristiche verificate il 14 ottobre 2026. 

giovedì 8 ottobre 2026

[AI] - Quando due agenti AI concordano e hanno entrambi torto

Un secondo agente AI che conferma il lavoro del primo può sembrare una garanzia. Uno produce una risposta, l’altro la controlla, entrambi arrivano alla stessa conclusione: dunque deve essere corretta.

Non necessariamente.

Il problema non è che due agenti siano inutili. Possono migliorare il lavoro, trovare omissioni e rendere più espliciti i dubbi. Il problema nasce quando il loro accordo viene trattato come una prova, pur senza verificare se i due abbiano ragionato davvero in modo indipendente e, soprattutto, se abbiano controllato fonti esterne affidabili.

L’accordo che sembra una verifica

Immaginiamo un caso semplice. Il primo agente riceve una documentazione incompleta e deduce che una tabella sia la sorgente corretta di un dato. Il secondo agente legge la stessa documentazione, riceve lo stesso prompt e trova plausibile la stessa deduzione.

Il risultato finale può apparire rassicurante:

  • Agente 1: “La sorgente è questa tabella.”
  • Agente 2: “Confermato.”

Ma nessuno dei due ha verificato il database, letto il SQL originario o confrontato il risultato con un caso reale. Il secondo agente non ha validato un fatto: ha validato la plausibilità della risposta del primo.

Due conferme non diventano una prova solo perché sono due.

Perché gli agenti possono sbagliare insieme

L’indipendenza non dipende dal numero di finestre aperte. Dipende da ciò che ciascun agente vede, dagli strumenti che usa e dalle fonti che può controllare.

Due agenti possono condividere:

  • lo stesso modello o modelli addestrati su fonti simili;
  • lo stesso prompt ambiguo;
  • lo stesso documento incompleto;
  • gli stessi dati obsoleti;
  • lo stesso errore iniziale presentato in modo convincente;
  • la stessa tendenza a completare un vuoto con una risposta plausibile.

In questi casi il secondo agente può diventare un amplificatore del primo. L’errore non viene corretto: riceve una seconda voce, una forma più ordinata e un’apparenza di consenso.

Questa è la parte più insidiosa: il fallimento non appare come conflitto. Appare come collaborazione riuscita.

Il dibattito tra agenti può aiutare, ma non è una garanzia

La ricerca sui sistemi multi-agente mostra che il confronto fra più modelli può migliorare alcuni compiti di ragionamento e ridurre certe risposte errate. Non è quindi ragionevole concludere che usare più agenti sia inutile.

Ma il beneficio non autorizza una scorciatoia: “se concordano, allora è vero”.

Un lavoro di ricerca più recente descrive proprio una “illusione di coerenza”: agenti che raggiungono la stessa risposta possono non condividere una catena di ragionamento coerente o dimostrabile. È una ricerca preliminare e non una regola universale, ma evidenzia un controllo utile: verificare non soltanto la risposta finale, bensì le evidenze che l’hanno prodotta. 

Il consenso, quindi, può essere un segnale da investigare. Non è il criterio di accettazione.

Come rendere utile il secondo agente

Un secondo agente deve avere un compito diverso dal primo.

Se il primo produce una bozza, il secondo non dovrebbe limitarsi a dire se la bozza “sembra corretta”. Dovrebbe lavorare come un revisore con esiti limitati e verificabili:

EsitoSignificato
ConfermatoLa fonte primaria dimostra l’affermazione.
Non dimostratoLa bozza afferma qualcosa che le fonti disponibili non provano.
In contrastoLa fonte dice qualcosa di diverso.
PropostaÈ una scelta progettuale, non un fatto estratto.

Il secondo agente deve ricevere le fonti originali, non solo il riassunto del primo. Deve poter segnalare una lacuna invece di essere spinto a raggiungere per forza una conclusione.

Meglio ancora se i due agenti hanno percorsi differenti:

  • il primo interpreta requisiti e prepara una soluzione;
  • il secondo confronta ogni affermazione con evidenze primarie;
  • uno script controlla elementi oggettivi, come nomi di tabelle, colonne, date, importi o riferimenti;
  • l’operatore decide sui punti che restano ambigui.

Questa separazione non elimina ogni errore, ma impedisce che il consenso sia scambiato per dimostrazione.

La verifica esterna resta indispensabile

Il punto non è diffidare dell’AI per principio. È attribuire a ogni controllo il valore che possiede davvero.

Un agente che conferma un altro agente può aumentare la qualità della revisione. Un controllo automatico può rilevare incongruenze ripetitive. Un test può dimostrare un comportamento specifico. Una fonte primaria può dimostrare un fatto.

Nessuno di questi elementi, da solo, prova tutto il resto.

Il NIST raccomanda una gestione del rischio AI continua, con attività di governo, mappatura, misurazione e gestione: l’affidabilità non deriva da un singolo segnale positivo, ma da controlli proporzionati al rischio. 

La domanda utile non è: “Quanti agenti sono d’accordo?”

È: “Quale evidenza indipendente dimostra che hanno ragione?”

Conclusione

Due agenti AI possono collaborare bene. Possono anche condividere lo stesso errore con una sicurezza raddoppiata.

Per questo un sistema affidabile non usa il secondo agente come timbro di approvazione. Lo usa per cercare contraddizioni, fonti mancanti, assunzioni nascoste e punti non dimostrati.

Quando due agenti concordano, il lavoro non è finito.

È il momento di chiedere: su quali prove?

Fonti consultate

  • NIST, Artificial Intelligence Risk Management Framework: Generative AI Profile, verificata l’8 ottobre 2026.
  • Du et al., Improving Factuality and Reasoning in Language Models through Multiagent Debate, 2023.
  • Wang e Yang, The Consistency Illusion: How Multi-Agent Debate Hides Reasoning Misalignment, preprint, 2026.